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Intervention Divine ricalca perfettamente lo stile e il ritmo del
primo film del regista palestinese, Cronaca di una scomparsa,
presentato quattro anni fa al Festival di Venezia. E' uno stile
leggero e surreale, in cui le vicende del protagonista ES (Suleiman
stesso) sono alternate con piccole gag del mondo che lo circonda: un
uomo vestito da Babbo Natale che fugge da alcuni ragazzi sui monti
intorno a Nazarath, vicini di casa che si gettano la spazzatura nei
rispettivi giardini, autobus che non arrivano mai. ES intanto è
diviso tra le visite in ospedale al padre che sta sempre peggio e una
relazione con una donna che vive a Ramallah, al di la di un posto di
controllo dell'esercito israeliano. Con la gioiosa semplicità di
Buster Keaton (cui Suleiman assomiglia in maniera spaventosa) il film
scardina con surreale umorismo la retorica del conflitto. Insomma,
quando la realtà è invivibile, l'unica soluzione sono la fantasia e
un anarchico umorismo e il conflitto tra palestinesi e israeliani
diventa un surreale kung fu movie. In una guerra tra culture che sono
diventati assiomi bisogna ridere delle culture e dei suoi miti per
uscire da un meccanismo altrimenti distruttivo e Sulaiman è un
leggiadro maestro in questo. Come ha affermato a Cannes, in cui era in concorso, Suleiman
non crede nei miti di popoli e terre elette e offre come punto di
partenza per la soluzione di qualunque conflitto innanzitutto il
rispetto dell'individuo come tale, rispetto ad un istituzione statale
che è repressiva per sua stessa natura.
I film
precedenti
Dolls
Bowling for Columbine
Pinocchio
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