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Mentre le solite prefiche del cinema italiano ripetono all'infito il loro mantra sulla crisi del cinema nostrano, il più arzillo dei nostri produttori, Dino De Laurentiis, ne combina un'altra delle sue. Dopo aver sbancato mezzo mondo con l'oggettivamente brutto, ma estremamente remunerativo Hannibal, il produttore napoletano ha conquistato il botteghino USA con il prequel su Hannibal Lecter Red Dragon e si prepara a passare all'incasso anche in Europa. E poco importa se dal romanzo di Thomas Harris negli anni ottanta Michael Mann tirò fuori Manhunter - Frammenti di un omicidio, un film molto più bello e conturbante del suo sequel, oggi nelle sale. "I film si fanno per stupire il mondo" sembra dire De Laurentiis, nella migliore tradizione dei tycoon hollywoodiani, con tanto di sigaro in bocca e stivali sulla scrivania.
Non domo di tanto successo Dino De Laurentiis cala il carico da novanta e annuncia il suo nuovo progetto. Un film su Alessandro Magno, tratto dai romanzi di Valerio Massimo Manfredi, diretto da Baz Luhrmann e interpretato da Leonardo di Caprio. Di questo progetto se ne è parlato molto negli ultimi giorni, soprattutto per il ritorno dell'accoppiata Luhrmann - Di Caprio, ma nessuno ha sottolineato che il film sarà tratto dai romanzi di Manfredi, uno dei pochi scrittori schiettamente di genere che esistono in Italia. Invece non è un caso che De Laurentiis abbia acquistato i diritti dei romanzi di Manfredi, riconoscendo probabilmente nello scrittore modenese un proprio simile.
Quando le prefiche della cultura italiana piangono l'assenza di autorialità nella produzione nostrana ecco arrivare i solidi e vecchi generi a levare le castagne dal fuoco. Che in fondo il nostro Dino Magno non ci stia mostrando la via? Se il mondo editoriale italiano è riuscito a darsi una scossa affondando a piene mani nella fantascienza, nel noir e nel romanzo storico, non potrebbe farlo anche il cinema? Basta trovare i corrispettivi dei vari Carlo Lucarelli, Valerio Evangelisti o Loriano Macchiavelli da mettere dietro le macchine da presa. E non pare un compito poi così difficile.
David Saltuari
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