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Se la settimana scorsa abbiamo compianto la scomparsa di un grande attore hollywoodiano, Richard Harris, questa settimana ci tocca compiangere la definitiva fine di un glorioso nome del cinema italiano: Cecchi Gori. Molti potrebbero storcere il naso pensando alle uscite non certo brillanti del povero Vittorio, resta però il fatto che la Cecchi Gori ha decisamente segnato il cinema italiano degli ultimi cinquant'anni. Con Mario prima e con i collaboratori del povero Vittorio dopo. La fine che il destino ha scritto per questa storia non è certo dei più gloriosi: il povero Vittorio costretto, forse ingiustamente e esageratamente, agli arresti domiciliari. Ma la cosa che più infastidisce è notare il diffuso compiacimento in quasi tutti i commentatori per questo triste finale. E' vero che il patron della Fiorentina ha le sue brave colpe, ma se vogliamo ragionare per assurdo, bisognerebbe applicare la stessa severità anche all'altra grande azienda italiana in crisi: la Fiat. Anche al Lingotto qualcuno deve avere le sue brave colpe se un persone certamente informata dei fatti come Cesare Romiti arriva a dire "Un aziena come la Fiat non si riduce cosi in soli quattro anni". Dopo un affermazione di tal peso ci si aspetterebbe le dimissioni in massa del consiglio di amministrazione. Invece no, piovono da tutte le parti i vari commenti che deprecano la crisi dell'automobile (che stranamente non colpisce gli altri produttori) e salvifici interventi governativi.
Certo, il cinema non è l'automobile, anche se puntare sulla vecchia industria novecentesca quando tutto il mondo punta sulla comunicazione può non essere molto lungimirante. L'impressione che resta alla fine di questa storia è quella di un uomo lasciato solo in pasto ai troppi sciacalli che lo circondavano, troppo sicuri dell'impunità dei loro gesti.
E alla fine di tutto questo, di due aziende in crisi, certo diversissime tra loro per dimensione e importanza, una si salverà e l'altra no, una non aveva concorrenti in Italia, l'altra si.
Questo per quanto riguarda le cattive notizie. Tra le buone notizie va invece segnalato l'alta presenza di film coraggiosi nelle sale italiane. Se l'uscita di Dolls non stupisce, ormai Kitano ha un ampio e affezzionato pubblico in Italia, sorprende piacevolmente l'uscita di tre film passati allo scorso Festival di Cannes, la cui distribuzione nel nostro paese sembrava incerta. Si tratta di Bowling for Columbine di Michael Moore, uscito la settimana scorsa, la cui tenuta in sala pare per ora sopra le aspettative, il palestinese Intervento Divino di Elia Suleiman e Russian Ark di Alexander Sokurov, in uscita questo venerdì.
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